A 30 anni dalla più B…ella – Ciro Ferrara

Salernitana

Deve essere difficile. Sì, deve essere difficile per una persona esercitare la propria attività in maniera egregia ma avere un’altra persona che, oltre ad avere esattamente il tuo stesso nome e cognome, compie la tua stessa attività e ha più “successo” a livello nazionale. Per l’uomo della strada, tu resterai sempre il secondo.

E questo è accaduto per Ciro Ferrara, valente difensore nato a Napoli il 7 agosto 1967. Una carriera onorevole, ma offuscata dall’altro Ciro Ferrara, sempre difensore, sempre nato a Napoli nel 1967 (ma l’11 febbraio), che sia con la maglia dei partenopei che con quella della Juventus ha conquistato scudetti e coppe europee.

E pensare che i due hanno compiuto l’intera trafila del settore giovanile nel Napoli, facendo in qualche occasione “arrabbiare” diversi arbitri poiché, nel riconoscimento pre-partita, il Ciro d’Agosto rispondeva: “Ferrara Ciro, numero 2, presente” e quello di febbraio: “Ferrara Ciro, numero 3, presente“, con i direttori di gara che immaginavano fosse una canzonatura.

Logico quindi che il Ciro Ferrara d’agosto 1967 fosse ritenuto l’omonimo di quello di gennaio 1967 per tutta Italia. E ancora oggi è così. Con una significativa eccezione: Salerno e i tifosi della Salernitana.

Già, per i sostenitori granata l’omonimo…è quello di Napoli e Juventus e il Ciro Ferrara per eccellenza è quello che nell’estate del 1986 approdò alla Salernitana provenendo dal Napoli. Alternandosi tra il ruolo di centrale e di terzino, Ferrara nelle sue prime tre stagioni con la Bersagliera divenne uno dei pilastri della retroguardia granata, benché ogni tanto incappasse in qualche distrazione di troppo. Riuscì anche a trovare la via della rete, consentendo alla Salernitana di sbancare il “San Francesco” di Nocera Inferiore nel torneo 1986/87.

Ed è questo Ciro Ferrara che mister Giancarlo Ansaloni trovò nell’estate del 1989. Il tecnico lo affiancò a Della Pietra, costituendo una coppia di centrali difensivi quasi impermeabile. E, soprattutto, anche con il vizio della rete. Se Della Pietra ne siglò 6, Ferrara lo imitò, fermandosi a 5. Tutte realizzate nei mesi di novembre e dicembre 1989.

Le prime due incastonate in una doppietta siglata al Francavilla nel successo per 5-2 del Vestuti contro gli abruzzesi. Poi, ancora nell’impianto di Piazza Casalbore, la rete del definitivo 3-1 contro la Ternana degli ex, uno splendido destro a giro.

L’Umbria portò bene a Ferrara perché, sette giorni dopo il suo gol alle Fere, il difensore fece esplodere il Vestuti con una zampata su punizione di Di Bartolomei che valse due punti. E la splendida fine del 1989 di Ferrara fu suggellata dalla rete che il 30 dicembre 1989 consentì alla Salernitana di pareggiare il vantaggio del Palermo di De Sensi in quel di Trapani (lo stadio della Favorita era indisponibile poiché in fase di ristrutturazione per i Mondiali del ’90). Poi fu Carruezzo a regalare i due punti alla Salernitana.

5 gol con i quali Ferrara contribuì a quella promozione di 30 anni fa. Il Ciro d’agosto 1967 rimase in granata anche in B, agendo da terzino destro, e restò anche nelle due stagioni successive in C1, ereditando da Marco Pecoraro la fascia di capitano. Ferrara lasciò i granata nel 1993 passando al Palermo. Ritornò nel 1997 e, in coppia con Cudini al centro della difesa, contribuì a un’altra storica promozione granata, quella in Serie A. Giusto il tempo di esordire in massima serie nella trasferta di Roma contro la Roma e poi venne ceduto alla Lucchese.

Ciro Ferrara lasciò la Salernitana dopo 270 presenze tra Campionati (A, B e C) e Coppa Italia (generale e di Lega Pro) ed è secondo nella speciale classifica dei presenti di tutti i tempi in granata, dietro Carmine Iacovazzo a 275. Sì, a Salerno è proprio così. Il Ciro Ferrara omonimo…è quell’altro.