A Salerno, l’omonimo è “quell’altro”

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Per battere la Salernitana, dobbiamo dare il 100%”. Normali parole, rilasciate ai giornalisti locali, del vice allenatore della squadra avversaria, in questo caso la Juve Stabia, che è in procinto di affrontare i granata. Ma se quel vice allenatore porta il nome e cognome di Ciro Ferrara, ebbene, la situazione è un tantinello differente.

Anzi, 269 volte differente, per essere precisi. 269 come le presenze che Ciro Ferrara ha totalizzato con la maglia della Salernitana, record nelle competizioni ufficiali e a -6 dal primatista assoluto, Carmine Iacovazzo. 269 presenze suddivise in due parentesi. La prima, durata sette stagioni, dal 1986 al 1993. Arrivato dal Napoli, Ferrara si impose subito al centro della retroguardia granata, togliendosi la grande soddisfazione di essere protagonista nel ritorno in Serie B della Salernitana dopo 23 anni, nel 1990. Il napoletano fu uno dei pilastri della difesa della compagine diretta da Giancarlo Ansaloni in panchina, costruita e plasmata dal Presidente don Peppino Soglia e orchestrata in campo da Agostino Di Bartolomei. Una stagione memorabile, nella quale dimostrò di avere anche un bel fiuto del gol, andando in rete in 5 occasioni.

Poi, 12 mesi dopo, l’amaro ritorno in C1 a causa dello spareggio di Pescara perso 1-0 con il Cosenza (gol ai supplementari di Gigi Marulla). Con una rosa praticamente rivoluzionata e il passaggio della maggioranza del pacchetto azionario della società da Soglia a Casillo, Ferrara fu una delle poche certezze dalle quali ripartire. Il difensore napoletano indossò per la prima volta la fascia da capitano in quella stagione (in cui in panchina Burgnich rilevò Simonelli). Un onore confermato l’anno successivo con Sonzogni. Poi, nel 1993, l’addio, direzione Palermo. O almeno, tutti pensavano fosse un addio.

Invece, quattro anni dopo, nel 1997, il ritorno alla Salernitana. La premiata ditta Aliberti-Rossi lo volle a tutti i costi, aggiungendoci nel pacchetto dalla Sicilia anche Ciccio Galeoto. Sulla carta, avrebbe dovuto fare da chioccia ai vari Franceschini e Fusco. Invece, Ciro Ferrara si prese d’impeto il ruolo da titolare, costituendo in coppia con Mirko Cudini una coppia difensiva praticamente insuperabile. Otto anni dopo la promozione in B, Ferrara poté così essere protagonista di un altro storico successo della Salernitana, il ritorno in Serie A dopo mezzo secolo d’assenza.

Ferrara fa appena in tempo a esordire in massima serie con la maglia della Salernitana il 12 settembre 1998, Roma-Salernitana 3-1. Timbra un altro gettone di presenza ma a ottobre, nella sessione di mercato autunnale, capisce che il suo tempo in granata è definitivamente terminato e viene ceduto alla Lucchese.

Le strade di Ferrara e della Salernitana tornano a incrociarsi per un mese, nell’estate del 2014. Divenuto allenatore, il napoletano è scelto da Mario Somma come tecnico in seconda. Poi, accade quel che accade. Somma si dimette e, contemporaneamente, lascia anche Ferrara.

Sabato per la prima volta, il Ciro Ferrara più amato dai salernitani (sotto il Castello d’Arechi, l’omonimo è “quell’altro” e non si discute) affronterà da avversario quei colori che ha indossato 269 volte. Nell’istante che precederà il fischio iniziale del derby, ne siamo convinti, nella mente di Ferrara scorreranno tante istantanee. Tutte colorate di granata. Poi, conterà solo la partita. Ed è giusto che sia così.

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