Amarcord Artistico:”Aliberti investì 5 miliardi per il mio cartellino. Delio Rossi mi voleva tenere in A ma…”

Salernitana

Intervenuto nel corso della trasmissione #Assist-on air sulle frequenze di radio Castelluccio, l’ex attaccante della Salernitana Ciccio Artistico ricorda gli anni vissuti con la casacca granata:”Giunsi dal Perugia dove avevo giocato poco. In quel momento la Salernitana faceva fatica in campionato e con Varrella ebbi anche qualche problema. Ciò nonostante, centrammo pur senza difficoltà la salvezza per poi, l’anno successivo approdare in massima serie. Nella seconda stagione, infatti, dopo un dopo un duro ritiro svolto con i compagni, la condizione era al top, e riuscii ad esprimere il mio potenziale.”

Quando venne costruito lo storico successo della promozione in serie A?

“Sicuramente in ritiro. C’erano molti giocatori che venivano da stagioni difficili, come i fratelli Tedesco per esempio, oppure Di Vaio che era un giovane di belle speranze ma che doveva ancora dimostrarle. Durante il romitaggio estivo acquistammo molta sicurezza in termini di squadra anche se non lo sapevamo ancora. Bisognava prima approcciare il campionato , lo facemmo alla grande battendo il Verona, e lì capimmo che avremmo potuto fare qualcosa di importante. Dopodiché il lavoro quotidiano ci diede la spinta per arrivare sino in A.”

14 dicembre 1997 – 14 dicembre 2018, sono passati 21 anni dalla vittoria della Salernitana a Venezia per 3-0 che le consentì di agguantare il primo posto in classifica in serie B…

“Vincemmo con due grandi gol di Di Vaio. Personalmente ero squalificato, ma in quel match avevamo già acquisito la consapevolezza di essere forti. I risultati conseguiti domenica dopo domenica ci diedero una mentalità vincente al punto che la prima sconfitta la subimmo soltanto alla 18°esima giornata a Foggia. Episodio che ricordo particolarmente avendo in quella occasione indossato la fascia di capitano. (squalificato Breda)”.

Perché Artistico lasciò la Salernitana una volta raggiunta la massima serie?

“Sono sincero, quando giunsi a Salerno mi feci la promessa di andare via soltanto quando avrei potuto fare qualcosa di importante. All’inizio non avrei mai pensato di poter andare in serie A. Credevo semplicemente di lasciare Perugia per vivere un’esperienza stimolante qual’era quella con la Salernitana, una piazza che meritava ben oltre la serie B. Pertanto, dopo aver vinto il campionato ritenevo centrato il mio obbiettivo. Personalmente, non dimentico i sacrifici che fece Aliberti per portarmi a Salerno, e non tanto per il triennale che mi consentì di sottoscrivere ma per gli oltre 5 miliardi che spese per il mio cartellino. Un investimento importante. Ed ammetto che nei primi sei mesi in granata, dove non riuscivo ad esprimermi al massimo, mi sentivo anche un pizzico amareggiato perché non riuscivo a ripagare questo grande gesto di fiducia nei miei confronti. Dopodiché, arrivò l’offerta del Torino, che nel frattempo aveva perso lo spareggio play-off contro il Torino, che mi offriva un triennale e di poter giocare nuovamente per vincere il campionato cadetto. Delio Rossi mi disse che gli avrebbe fatto piacere la mia permanenza ma avendo già raggiunto l’obbiettivo mi sentivo a posto con la coscienza con Salerno, ed accettai l’offerta dei piemontesi.”

A cura di Armando Iannece