Bovo a SG: “Promozione in B? Emozione stupenda e un grande gruppo. Avremmo potuto dire la nostra se confermati. Sulla ripresa e l’attuale Salernitana…”

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Prosegue il format Quarantena Granata ad opera della nostra redazione. Oggi, in diretta sulla pagina Facebook, l’ospite d’onore è stato Andrea Bovo. Il centrocampista, uno dei protagonisti della superlativa cavalcata della Salernitana in Serie B, ha ricordato il 25 aprile 2015. Di seguito le sue dichiarazioni.

Sulle emozioni del 25 aprile 2015: “È stata un’emozione incredibile, sui social ho i ricordi e i video che ha registrato mia moglie che era allo stadio e ancora oggi fanno un certo effetto con il pienone e una cornice spettacolare. Non ci aspettavamo la promozione quel giorno ma l’avevamo in tasca. Se non fosse stata quella domenica, sarebbe stata quella dopo. Il bello è che sia arrivata in casa, è stata una cosa vissuta insieme alla nostra gente. Credo che la promozione sia stata conquistata prima di tutto nella settimana in cui abbiamo fatto 6 punti tra Benevento e Lecce una dietro l’altra. Lì abbiamo ammazzato il campionato in quel frangente. Ho ricordi stupendi, tra gli ultimi fantastici della mia carriera. Ne sono venuti altri di momenti belli ma così belli non ne ho vissuti più”.

Sul ricordo particolare e il gol al Messina: “Era l’ultima partita prima di Natale, un match che dovevamo vincere per restare lì in lotta ed è venuta una vittoria con un gol mio. Ne sono contento ma è stata una stagione bella in generale, vissuta pienamente. Abbiamo attraversato, come tutte le squadre, un periodo difficile a cavallo di gennaio. Ne siamo venuti fuori alla grande, ma eravamo un gruppo troppo forte per non vincere quel campionato. Sarebbe stato un fallimento grosso non vincere con quella squadra che avevamo”.

Su qualche aneddoto: “Non me ne vengono in mente di così clamorosi, eravamo un gruppo di ragazzi che si divertivano insieme e ne abbiamo combinato parecchie. Dopo la vittoria del campionato, le ultime due partite mancanti le abbiamo fatte in stato di ebbrezza importante. Ci siamo divertiti, ce la siam goduta e siamo stati sul pezzo per un anno intero e quando abbiamo vinto, abbiamo sentito una bella soddisfazione e liberazione. Ce la siamo goduta proprio anche il mese successivo alla vittoria, l’incontro coi club. Abbiamo fatto un sacco di feste belle. Aneddoti faccio fatica a ricordarli e raccontarli”.

Se il gruppo della promozione, confermato in blocco, avrebbe potuto dire la sua in B: “Per me sì. Lo dico sinceramente, con qualche innesto mirato chiaramente. Penso che le prime partite dell’anno, che sono state fatte quasi tutte col blocco della C – perché i nuovi erano arrivati a fine mercato e dovevano ancora entrare nei meccanismi – ha dimostrato con la Coppa Italia e le prime due o tre uscite di campionato di potersela giocare. Però, sono state fatte scelte diverse e va bene così. Sono cose che riguardano l’aspetto societario, noi dobbiamo pensare di andare in campo e giocare. Ritengo che quella fosse una squadra forte e che confermata avrebbe potuto esprimersi bene anche in Serie B. Le ultime stagioni dicono che tra C e B la differenza non è così grossa se si ha un organico forte. Chi ha un gruppo forte per vincere la Serie C – che non è un campionato assolutamente facile – e riesce a mantenere un’ossatura importante della squadra solitamente fa bene anche in B. Quella Salernitana era fuori categoria”.

Sul leader: “La forza di quel gruppo è stato che non ci si affidava a uno o due giocatori. Lì c’erano tanti calciatori che scendevano da categoria superiore e quindi l’intento era quello di ritornare in B subito. Nessuno vuole scendere e rimanerci. Era un gruppo che quando c’era da lavorare e da spingere non aveva bisogno di stimoli. Faccio l’esempio di Gabionetta, che poteva essere additato come nullafacente o che per caratteristiche si pensi che si tiri indietro: quando c’era da lavorare, si lavorava forte veramente tutti. E non si vince per caso un campionato con squadre che avevano speso altrettanto come Benevento e Lecce. C’era chi per esperienza, come Pestrin e Lanzaro. Ma non ci si affidava esclusivamente nei momenti difficili. Era un gruppo che individualmente sapeva quello che voleva e ognuno faceva la parte sua”.

Sul carattere del gruppo e i gol allo scadere: “Assolutamente. Eravamo una squadra che aveva quasi sempre la palla e alla lunga un errore l’avversario te lo concede. Avevamo davanti gente che faceva gol come voleva ed è dura tenere 90′ una squadra come la nostra sempre lontano dalla porta. Eravamo bravi noi che ci provavamo fino alla fine e soprattutto siamo stati bravi a non perdere punti in maniera banale nei momenti di difficoltà. Poi anche fortunati perché abbiamo avuto una buona dose di fortuna ma ci vuole di tutto per vincere i campionati, non solo bravura e forza”.

Sulle parole di Brini in merito alla fortuna: “È normale, qualcosa bisognava trovare per giustificare una squadra del genere che non va in B. Ci è riuscita l’anno dopo e son contento per loro”.

Su analogie e differenze tra Lombardi e Lotito: “Arrivai alla Salernitana di Lombardi che subito cambiò proprietà, ho vissuto il primo anno che era quello dell’entusiasmo e dell’arrivo. Lui era carico, poi non lo so gli anni dopo com’è andata. Penso sia andata un po’ scemando questa cosa qua, vedendo i risultati sportivi. Nell’anno di Lombardi son stato bene, la mia prima esperienza fuori di casa e da protagonista in prima squadra. Per me qualsiasi cosa arrivava, era positiva. Quella dopo, invece, è stata un’annata in cui io dovevo dare qualcosa d’importante alla squadra e dove ci si aspettava qualcosa da me perché scendevo da una realtà importante. È stato un vissuto diverso: è chiaro che la proprietà di Lotito e Mezzaroma è una società forte ed è una garanzia rispetto a quella di Lombardi che era più scricchiolante”.

Sui rapporti con Moro e Favasuli: “Bellissimi. Con Moro (e Franco) ci ho fatto una vacanza insieme, con Favasuli mi son sentito tanto. Sono due ragazzi eccezionali e ti dico che la forza di quel gruppo era che se anche uno non giocava una o due partite, c’era troppo unità d’intenti per volere il male del compagno. Eravamo un gruppo di ragazzi che si aiutavano quando chiamati in causa da titolari o da subentranti o quando c’era bisogno di togliere un po’ di egoismo a favore del compagno. Era un bel gruppo, difficilmente ne ho trovato uno che remasse così dalla stessa parte”.

Sulla Curva in occasione di Salernitana-Casertana: “Bellissimo e una coreografia che è rimasta nella storia del tifo. In tutta Italia se n’è parlato e viene ricordata ancora. A livello di organizzazione, in quegli anni e durante la prima parte della stagione in B, credo che poche squadre in Serie A possano permettersi un tifo del genere. Le vicende di calcio hanno portato un po’ a far diminuire questa passione ma non solo a Salerno. A parte poche realtà, l’entusiasmo che c’era fino a 5/6 anni fa non c’è più per vari motivi”.

Su come si ripartirà attualmente: “È dura. Da giocatore, menomale che ho un’età verso la fine. Perché secondo me, soprattutto nelle categorie minori, sarà molto complicata la ripartenza, strappare contratti e cercare di guadagnare quello che si otteneva prima. Il calcio non è una parte a sè stante dalla realtà, fa parte della società e questa sta vivendo un momento impensabile e il calcio è trascinato dentro. Se si riesce a ripartire, ci dovremmo adeguare alle normative, in modo di essere in sicurezza. Non è facile garantirlo adesso, lo diranno fra poco. Mi auguro si possa riprendere perché la verità è che qualche presidente nelle categorie minori su questa situazione ci gioca per interessi propri ed è una cosa sbagliata. Ritengo che i calciatori debbano fare dei gesti di coscienza, devono capire che bisogna sacrificare qualcosa e sono il primo a pensarlo. Ma è necessario farlo davanti a persone che mettono a disposizione tutto quello che possono per cercare di ripartire e non verso chi ne approfitta. Quelle sono situazioni individuali che ognuno vive con la proprietà società e che ognuno dovrà valutare. Mi auguro che il movimento riparta. Si dice che siamo privilegiati ed è vero. Ma il calcio fa il terzo PIL in Italia e questo non può essere sottovalutato. È un’azienda che muove milioni e che serve all’economia del nostro Paese, a prescindere che possa piacere o meno e giusto o meno. La realtà è questa e mi auguro che si possa riprendere gradualmente e che ci sia questa possibilità”.

Sulla presenza di tanti dipendenti: “È un discorso che faccio in generale. Anzi, a maggior ragione chi vive col calcio ma da operaio (magazzinieri, custodi e giardinieri): penso soprattutto a loro. Però, non mi sento di far passare il messaggio che il giocatore può essere autonomo pur non guadagnando per 6/7 mesi. Non è giusto pensarlo, a prescindere da quanto si guadagni o meno. Perché anche un Crisitano Ronaldo che guadagna milioni, spende perché guadagna milioni. E probabilmente 6 mesi senza guadagni sarebbero una perdita anche per lui. È un esempio esagerato che magari non sta né in cielo e né in terra. Credo che ognuno ha le sue difficoltà in questo momento e anche i calciatori nelle serie minori, soprattutto chi ha fatto sempre serie minori e non ha avuto la fortuna di giocare in società che pagano in maniera esagerata. Gli stipendi dei giocatori di Serie C non sono paragonabili a quelli di A e a metà B. Perché l’altra metà della cadetteria si avvicina più alla C che alla A”.

Sulla Salernitana attuale: “È un campionato che si sta giocando tra alti e bassi, è un livello che gli permetteva di rimanere lì avanti. Ha un allenatore bravo, stanno facendo talmente bene che è uscito fuori il Covid perché non ci credevano neanche loro (ride, ndr). Li vedevo in lotta per un posto playoff come tante altre squadre e chiaramente questa interruzione vanifica quello che è stato fatto, meno per il Benevento. Il resto viene tutto cancellato perché se si dovesse ripartire, non si saprà come e in che condizione. Viene un po’ falsato tutto quanto tranne per il Benevento che ha vinto a mani basse e meritatamente. Tra le squadre che potevano fare qualcosa di buono, ci metto dentro anche la Salernitana perché ha un allenatore preparato, forte e che ha dimostrato di saper uscire fuori dai momenti di difficoltà e dei giocatori che stanno dimostrando di saperci stare in zona playoff”.

Su quanto occorre prima di ritornare a giocare: “Si segue un programma personalizzato, uno ha la fortuna di avere lo spazio per correre. C’è chi magari vive in un appartamento e non può uscire, si fanno lavori in casa. Aerobico e sulla distanza faticando a farlo, ci vorrà un po’ di tempo. Non per rientrare in condizione, quello che si è fatto durante la stagione qualcosa è rimasto. Bisognerà considerare gli infortuni perché si andrà incontro a una stagione calda, si giocherà ogni 3 giorni. È tutto un’incognita, impossibile da decifrare. Bisognerà, inoltre, rifare le visite mediche”.

Sull’assenza dei tifosi: “Sarà un problema per tutti. Sicuramente la Salernitana ha un pubblico che può dar una mano, è una cosa che però investe tutte le società ai diversi livelli. Se ci può permettere di continuare a finire la stagione e iniziarne un’altra, accetteremo la situazione. È brutto ma se è per la salute della gente, si fa. Non credo che sarà una questione a breve termine, anche se lo spero per me, per la mia famiglia e per tutte le persone. Se non si trova una cura o un vaccino, non sarà una situazione che si risolverà a breve. Bisogna fare tutto quello che serve per ritornare alla normalità”.

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