Fabiani: “Non so quando riprenderemo, si può pensare di aprire gli stadi agli abbonati. Sulla questione stipendi…”

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Due mesi più tardi. In Italia, con l’allentamento delle misure di sicurezza, vige ancora un rebus. Quello relativo al calcio. Indeterminatezza e senso di disorientamento: i vertici governativi, la FIGC e i club non hanno ancora raggiunto un compromesso circa la ripresa. E, dunque, Serie A e torneo cadetto restano nell’incertezza generale.

Nelle ultime ore, il direttore sportivo della Salernitana, Angelo Fabiani, ha rilasciato un’intervista ai microfoni del Corriere dello Sport: “Non so quando e come riprenderemo, ma se il campionato dovesse ripartire si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di consentire l’accesso ad una parte dei tifosi, ad esempio gli abbonati, da sistemare in tutta la struttura in modo da garantire il distanziamento. Daremmo almeno una parvenza di normalità. Attendiamo la data certa di ripresa del campionato e le linee guida indicate dal protocollo medico-scientifico. Benché migliorato, in quello attuale emergono evidentemente delle criticità: dalle responsabilità dei medici alla complessiva attuazione del protocollo considerata la specificità del calcio”.

Sulla ripresa della Salernitana: “La Salernitana riprenderà gli allenamenti collettivi quando ci saranno le condizioni per mettere in sicurezza i calciatori e tutti quelli che lavorano intorno alla squadra. Al momento per potersi allenare individualmente nella struttura sportiva del Mary Rosy gli atleti si sono assunti la responsabilità, chiedendo il permesso al club e ai proprietari del centro. Ad oggi la Salernitana non se la sente di assumersi qualunque responsabilità”.

Sul taglio dei salari: “Ho letto che la Salernitana avrebbe cercato un accordo con i calciatori. Nulla di tutto questo. In modo informale ho detti ai calciatori più rappresentativi di iniziare a ragionare su una proposta. Noi dirigenti, ma anche Gigi Genovese e l’allenatore della Primavera, Rizzolo, abbiamo deciso di rinunciare al 50% delle ultime quattro mensilità. Siamo fermi da ottanta giorni e ci è parso giusto venire incontro alla nostra azienda. Di fatto rinunciamo a due mensilità. Per quanto riguarda i calciatori, ognuno farà la sua valutazione. Poi anche la società farà la propria. Vuol dire che con chi non capirà si andrà in contenzioso. Qui il danno economico è ingente e indiscutibile: i contratti pubblicitari sono stati disdetti, il futuro sarà senza alcun incasso e credo che ci saranno ripercussioni sulle prossime due stagioni”.

Sul format: “Non spetta a me stabilirlo. Ci affidiamo al presidente Gravina e alla Lega di Serie B. Tuttavia, non concludere questa stagione comporterebbe un danno notevolissimo per tutto il movimento, ci troveremmo di fronte ad un collasso totale perché più non giochi e più non produci. La Salernitana, per fare un esempio, dà lavoro ad oltre settanta persone. Poi c’è tutto l’indotto. Tante famiglie, quindi, vivono con il calcio. Per questo spero che non si facciano discorsi egoistici ma che prevalgano scelte unitarie proprio per salvare la baracca. La gente non ha capito che si è fermata una macchina che produceva lavoro e soldi”. 

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