Il galleggiamento non è giovamento: ecco i segnali di una passione spaccata in due

Salernitana

Chi l’avrebbe mai potuto credere solo qualche tempo fa: privarsi della Salernitana nonostante gli impegni costanti e le difficoltà di far conciliare i tempi e le modalità di disputa delle partite in un campionato sempre più spezzatino, proposto in tutte le salse ed agli orari più diversificati. Credere sempre ed a prescindere con il primo “sol leone” nella programmazione societaria, a scatola chiusa per atto d’amore. Luciano Lombardi è un tifoso storico che ai co-patron potrebbe fare da testimone sullo spareggio di Pescara o sul ritorno da Piacenza nel rogo del treno che da allora ha segnato l’animo della società sportiva granata a causa della perdita di quattro giovani vite. Luciano Lombardi come tutti i tifosi che amano a dismisura la Salernitana non pretende… il raggiungimento della Serie A, ma il diritto e la dignità di poterla sognare, facendo vivere e tramandare le emozioni che hanno contraddistinto le emozioni indelebili degli anni ’90 allorquando la Salernitana costituiva parte integrante della società civile: “Qui nessuno chiede la A, ma quantomeno credo che meritiamo campionati che non finiscano tra novembre e gennaio quando il direttore opera la solita rivoluzione, mettendo tutti contro l’allenatore di turno per essere libero di fare i soliti 10 inutili movimenti tra entrate (poche) e uscite (parecchie). Ci vogliono far ricredere? Benissimo. Licenzino subito il direttore sportivo che ha perso Donnarumma a zero, Nalini a zero e per mancata riconoscenza, quella stessa che chissà perchè è stata conferita a Bernardini che il campo nelle ultime stagioni non l’ha più visto. Con grande sacrificio, sono giunto al punto che dopo due mesi non metto più piede all’Arechi“. Per chi è cresciuto e pasciuto al Vestuti è davvero “tanta roba”, in negativo…