Il paradosso del bel gioco

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Un appiglio, una giustificazione. Non per spiegare o motivare una sconfitta. Assolutamente, no. Ma per contrastare verbalmente quella che è una vittoria. A tutti gli effetti. E il pretesto non manca. Nemmeno dopo aver espugnato il Provinciale di Trapani ed essersi riportati ai margini della testa della classifica. Si rincorre la polemica. E i social, che ormai hanno sostituito la tradizionale chiacchiera da bar, accentuano lo scarso entusiasmo da parte di una fetta di tifoseria. La notizia non è il successo della Salernitana in trasferta. Per la seconda volta consecutiva e in altrettante gare disputate. Bensì, la manovra tutt’altro che avvolgente di Di Tacchio e compagni. La Bersagliera, per alcuni, non esprime un gioco affascinante. Non diverte, non crea spettacolo. È cinica e incisiva. Eppure, questo non basta. Una porzione della torcida recrimina la mancanza di una circolazione meravigliosa della sfera. Quasi scenografica. Trascurando quello che è un fattore fondamentale per assestarsi tra i migliori club del torneo. La concretezza. Un aspetto giovato alle ultime formazioni che hanno compiuto il salto verso la categoria superiore. E anche ai top team italiani ed europei. Quello delle trame ammalianti resta un paradosso. Una richiesta assurda per una Salernitana orfana di pedine importanti. Gli uomini di Gian Piero Ventura hanno messo in cascina nove punti su dodici disponibili. Con freddezza e intraprendenza nei momenti delicati delle partite. L’organico è ancora in fase di rodaggio. Vincere è l’unica cosa che conta, almeno adesso. Il gioco sarà una logica conseguenza del lavoro del trainer ligure. E, poi, un coro della Curva Sud parla chiaro: “Salernitana, devi vincere”. Non importa come. Segnare un gol in più dell’avversario dev’essere il diktat più influente in questo momento.

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