Le ragioni (del cuore) di Colantuono: ecco il probabile motivo dell’addio alla Salernitana

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In campo e sulla panchina ha sempre manifestato le caratteristiche indomabili di un vero e proprio condottiero secondo l’incipit: crederci sempre, mollare mai. Caratteristiche e modo di interpretazione delle gare che hanno consentito alla Salernitana, sotto la conduzione tecnica di mister Colantuono, di poter andare oltre le qualità ed i colpi dei singoli. E’ stata, la sua, una Salernitana a volte criticata che, grazie alla compattezza e quadratura in campo, era riuscita a mettere in fila formazioni allestite con maggiori risorse economiche (chiedere a Verona, Spezia e Perugia), con giocatori (vedasi Jallow, Djuric ancora fuori condizione ) ed elementi del calibro di Rosina e Di Gennaro, in pratica, mai pervenuti. Al netto di tali difficoltà organiche, il tecnico di Anzio era riuscito a condurre la propria squadra in piena zona  promozione diretta all’esito del match sofferto e vittorioso con lo Spezia, lasciando la squadra orbitante in piena zona play-off al momento del proprio addio, sancito il 18 Dicembre 2018. Di poi, dopo quasi un anno dalla chiamata di Lotito, Stefano Colantuono – così come rilevato da fonti vicine al trainer di Anzio – si  è visto “costretto” a dover effettuare una scelta di cuore, lasciando la squadra al fine di poter restare vicino alla sorella, vittima di un male incurabile. Colantuono ha, in tal modo, fatto prevalere l’affetto effettuando l’unica scelta, umanamente, comprensibile: sostenere e supportare fino alla fine l’ultimo pezzo di cuore della propria famiglia che ha smesso di battere lo scorso 18 Maggio. Chissà se in un prossimo futuro, mister Colantuono vorrà poi, personalmente, liberare spazio alle emozioni e raccontare la verità oggettiva dei fatti, quella stessa travisata da terzi pur di non ammettere degli errori palesi, ridotti all’osso grazie al lavoro di un tecnico appartenente, semplicemente, ad una categoria superiore per doti tecniche ed umane presenti nel proprio DNA.