Live – L’addio al calcio giocato di Emanuele Calaiò: “Inizia un’altra carriera, fuori dal campo. Sul momento più bello…”

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Ultima freccia scoccata per l’arciere della Salernitana, Emanuele Calaiò. Il centravanti siciliano è pronto a dire addio al calcio giocato. In conferenza stampa nel cuore dell’Arechi, il bomber lascerà alcune dichiarazioni circa la sua decisione ufficializzata anche ieri dal club.

Apre la giornata il direttore sportivo, Angelo Fabiani: “Emanuele per venire a Salerno si era decurtato lo stipendio rientrando nel salary cap della Serie B. Nessun contratto milionario ma un modestissimo ingaggio. Emanuele aveva molte offerte che non sono mai state prese in considerazione da noi e da Calaiò. Già c’era in mente l’idea di iniziare un percorso da dirigente. Sapete che non sono nuovo a questi colpi ad effetto. L’ho fatto con Grassadonia, con Bianchi. Veniamo da un convulso calciomercato in cui abbiamo ceduto moltissimi giocatori, abbiamo sistemato il settore giovanile con una bellissima scuola calcio. Devo ringraziare Ventura il quale era già a conoscenza di questa ipotesi accettando la volontà del giocatore. Qualche giorno fa abbiamo detto al mister che l’ipotesi diventava realtà. Non ci sono secondi fini e non ci saranno arrivi dal mercato, era una cosa già programmata. Sono contento di inserire un ulteriore tassello nel nostro movimento. Nei prossimi giorni, sul sito ufficiale, daremo le date per il ritiro della maglie del Centenario. Stabiliremo dei giorni in due settimane, la consegna avverrà ai botteghi dello stadio Arechi. Vedremo gli orari, abbiamo fatto richiesta all’amministazione comunale che si è resa disponibile. Chi verrà a ritirare le maglie dovrà essere munito di fotocopie di codice fiscale, documento, numero di telefono e indirizzo”.

Sul ruolo di Calaiò: “Osserverà i calciatori, girerà la Provincia. Ne abbiamo parlato tempo fa, la Provincia è tutta da scoprire, ci sono ottimi elementi. Questi 5/6 anni di militanza nella Salernitana, comunque non si vedono i frutti ma abbiamo diversi calciatori in giro per l’Italia che si stanno facendo valere. Mi auguro che nel prossimo futuro possano contribuire alla patrimonializzazione della società. Ricostruire è sempre più faticoso che azzerare. C’è un progetto che va anche oltre l’attuale centro sportivo, due campi regolamentari non so quanti ce l’hanno. Una società non può prescindere da un centro sportivo dove lavorare”.

Sul progetto giovanile: “Ci siamo un po’ fermati perché la scorsa stagione è stata un po’ difficile, il calcio non è una scienza esatta e quando qualcuno mi chiedeva se quella era la squadra più forte mai avuta dicevo di aspettare. È un progetto che va avanti con forza e insistenza, ci incontreremo nei prossimi giorni con l’assessore. Sarebbe importante avere una struttura per i giovani atleti del Cilento o da altre regioni. Questi ragazzi hanno bisogno di un aiuto, cercheremo di chiudere quest’accordo per Roccapiemonte”.

Parla Calaiò: “Finisce un ciclo, ne inizia un altro. Inizia un’altra carriera, fuori dal campo ma sempre nel mondo del calcio. È una scelta che si fa ad una certa età anche se dispiace smettere. Sono strafelice di quello che ho fatto nella mia carriera e non cambierei nulla, ho sempre lasciato buoni ricordi. Ringrazio tutti i presidenti, gli allenatori, i compagni di squadra, finendo per ringraziare Lotito e Mezzaroma che mi hanno dato la possibilità di intraprendere questo ruolo e ringrazio il direttore per le parole che ha speso su di me. Era una cosa di cui avevamo già parlato in passato e si è concretizzata. Ringrazio anche Ventura il quale mi ha dato modo di far parte di questo gruppo fino alla fine. Come ha detto il direttore avevo tante richieste ma non mi sono voluto muovere da qui perché mi piace chiudere i progetti anche se qui non lo farò da calciatore. Un ringraziamento speciale a mia moglie ed ai miei figli per essermi stati sempre vicini seguendomi in ogni città per 22 anni. Ringrazio anche i miei genitori i quali mi hanno aiutato a coronare il mio sogno e hanno fatto sacrifici. Dispiace per mio figlio e mio padre che sono coloro che ci sono rimasti più male. Speravamo di chiudere la carriera arrivando a 200 gol ma sono contento della scelta che ho fatto, ho colto al volo questa occasione. Nel calcio, come nella vita, tutto inizia e tutto finisce. Spero di poter dare da dirigente quello che ho dato calciatore. Stare con i ragazzi mi è sempre piaciuto, spero di trovare dei talenti, in Campania ce ne sono tantissimi. Spero di fare qualcosa di buono in questa società, ci tengo”.

Sul rapporto con stampa e piazza: “Vi conosco da poco, i giornalisti mi hanno sempre apprezzato per la persona che sono. Quando c’era da prendersi qualche colpa l’ho fatto, anche l’anno scorso nei momenti più difficili. Sono questo, a volte leggo sui social di Calaiò che veniva a prendersi la pensione a Salerno. Sono cose che lasciano il tempo che trovano ma se devo rispondere dico che potevo arrivare fino a 40 anni e prendermi lo stipendio. Invece sono una persona onesta e ho deciso di chiudere, si spera sempre in un lieto fine straordinario. Volevo fare di più ma venivo da 6 mesi di stop senza ritiro, avrei voluto dare di più alla Salernitana ma ho voluto comunque finire il progetto qui”.

Sul momento più bello e su quello più triste: “Ho avuto la fortuna di farmi conoscere per la persona che sono da uomo e da giocatore. Sono felice che ogni tappa, ogni città, ogni squadra ho sempre lasciato un ricordo. Bello o brutto. Ho sempre lasciato un buon ricordo, ho fatto gol importanti e mi porto dietro tutto. I momenti più belli li ho tatuati, sono i campionati vinti. Gol che mi hanno emozionato. Sono tanti, mi ricordo del gol in rovesciata contro il Varese, contro il Pordenone, il gol a pallonetto contro il Lecce. Ogni tanto vado a vederli su Youtube, qualche lacrimuccia viene. È chiaro che il momento più amaro è stato la squalifica, quello più buio. I sei mesi più brutti, per me e la famiglia. In 22 anni ci sono stati più momenti positivi. Tutte le scelte che ho fatto, andare in C piuttosto che andare in A. Ho sempre ragionato con la mia testa, senza farmi consigliare da nessuno. Litigando anche con il procuratore e con mio padre. Andavo a sbattere con la mia testa e con la mia personalità, senza farmi prendere dai consigli anche dalle persone più care”.

Sul confronto con gli allenatori: “Non voglio accontentare o scontentare qualcuno, tutti mi hanno lasciato qualcosa. Ogni allenatore ha le sue opinioni, anche io nella mia carriera ho avuto tanti allenatori che mi apprezzavano, altri no ma li ringrazio tutti perché in ventidue anni di carriera ho sempre fatto 30, 40 partite a stagione. Quando ho avuto allenatori che non mi facevano giocare sono stato apprezzato perché dicevo le cose in faccia. Sono così, pulito e schietto. In queste ore ho ricevuto tantissimi messaggi, allenatori, giocatori, amici d’infanzia, anche qualcuno della Salernitana. Ho comunicato nella chat, ieri, che avrei intrapreso un nuovo percorso. Partita d’addio? Giocherò a calcetto con gli amici, magari farò un uno contro uno con Bianchi”.

Sul motivo dell’addio: “La ragione è sempre la stessa: sono sempre stato motivato all’inizio di un progetto, lo ero durante la conferenza al Mary Rosy e lo sono adesso anche se già a gennaio c’era l’idea di fare qualcosa con la società perché il direttore mi conosceva. Avevamo deciso di parlarne dopo il mercato, mi sono allenato regolarmente. Ci siamo seduti ad un tavolo, si era riproposta questa ipotesi e ho accettato. Queste occasioni vanno prese al volo. Magari smettevo a giugno e restavo a casa. Mi sentivo bene dal punto di vista fisico, potevo giocare 40 partite o restare sempre fuori ma a quest’età si fanno altri ragionamenti”.

Sul Napoli e De Laurentiis: “A Napoli ho passato quattro anni e mezzo, la mia famiglia è del posto. Ho ricordi bellissimi, ho fatto il doppio salto segnando tanti gol e la gente ancora mi apprezza non solo come calciatore ma anche come uomo perché non ho mai detto una parola fuori posto. Anche a Parma ho fatto il doppio salto, ho vinto tanti campionati. Al Napoli auguro il meglio”.

Fabiani parla del perché Calaiò ha lasciato ora e non a giugno: “L’anno scorso chiamai il suo procuratore dicendogli ‘Emanuele l’ho trovato bene e lo vedo come dirigente’ questo lo dissi a marzo ma ripeto, il progetto era già in cantiere. Sapete quanto è stressante il calciomercato e se c’è un contratto in essere il giocatore si vuole allenare altrimenti si mette in una condizione particolare, quindi lui si è allenato col placet dell’allenatore. A fine mercato abbiamo parlato nuovamente dell’ipotesi e lui ha colto la palla al balzo. Dovete sapere che quando si stipula un contratto, ci sono obblighi da rispettare. Se lui ha un contratto da calciatore, io non posso dirgli di non allenarsi. Oggi possiamo fare un tipo di contratto diverso che lo assorbe nella struttura societaria. Non c’era fretta anche perché per il settore giovanile ci sono delle cose da stabilire ma vista la stima reciproca abbiamo deciso di attendere. Ventura sapeva che c’era questa ipotesi, avallata dalla società. L’anno scorso per quanto mi riguarda siamo retrocessi e se Calaiò è rimasto è rimasto per volontà della società e con il placet di Ventura”.

Ancora Calaiò: “È stata una scelta mia, non sono né il primo né l’ultimo calciatore che accetta una tale decisione. Ce ne sono stati tanti. L’ho voluto fare prima, anche perché io sto benissimo. Gli acciacchi ci sono, ho preso la palla al balzo per farlo subito”.

Continua Fabiani: “Perché abbiamo portato con noi Pucino in ritiro? Per obblighi del contratto, ti cedo ma devo farti allenare. Ogni singola posizione ha una motivazione. Su Calaiò è una scelta che parte da lontano. Non possiamo sbagliare dei passaggi. Emanuele ha maturato questa decisione ma non vorrei sminuire questa conferenza dall’addio al calcio giocato. Dovrebbe essere una giornata triste da un lato ma anche positiva. Per un ragazzo straordinario”.

Si prosegue sulla scelta di lasciare il calcio: “Sono venuto a Salerno con una squalifica e una condizione non ottimale, ci si aspettava di più. Si poteva attendere un’altra stagione ma avevo paura di perdere quest’opportunità. Sono impulsivo, ho preso quest’occasione al volo. Ho solo anticipato di qualche mese, tutto qua”.

Sul dislivello tra Salernitana e Benevento, interviene Fabiani: “Il calcio mi ha insegnato che vive sugli episodi, soprattutto a certi livelli. L’episodio è quello che determina l’andamento della partita. Ricordo di un’occasione con Giannetti, se la Salernitana va in vantaggio si apre tutta un’altra partita. Rispetto per il Benevento, ottima squadra. Nessuno ha detto, però, che il Benevento è partito 15 giorni prima in ritiro. Ciò ti porta una condizione fisica superiore alle altre squadre. È emerso che avessero un po’ più di gamba, più pronti. Non ho visto questa grande differenza. Il risultato è bugiardo. L’episodio a loro favore è stato sfruttato, noi non ci siamo riusciti. Non eravamo fenomeni prima, non siamo brocchi adesso. Il campionato è lungo e Ventura ha un gruppo di giovani. Siamo il secondo in campionato per età, ci vuole del tempo. Si sta facendo un ottimo lavoro, la cosa bellissima è che c’è stata una cornice di pubblico che ha applaudito i calciatori e lo staff. Queste componenti, se dureranno, potranno migliorare a trecentosessanta gradi. Dalla mia angolazione, dico che il benevento sembrava avere un altro passo. Quindici giorni di preparazione si fa sentire. Noi siamo partiti come tutti gli anni, loro hanno anticipato per scelta loro. Queste sono valutazioni che fa il tecnico”.

Perché Heurtaux e Cerci bisogna aspettarli? “Se si segue il percorso della campagna acquisti, abbiamo preso giocatori che sapevamo fossero in ritardo di condizione e dobbiamo aspettarli. Ma sono già pronti all’interno del campionato. Di Heurtaux stiamo aspettando il transfer dalla Turchia. Sono valutazioni fatte con il tecnico, di comune accordo”.

Fabiani chiude: “Ringrazio Emanuele e gli do il benvenuto nello staff dirigenziale”.

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