Ora è tempo della chiamata alle armi. Il falso problema della retrocessione utile per riempire il… contenitore

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“noi veniamo con questa nostra a dirvi…” Ci scuserà Antonio De Curtis se ci permettiamo di far riferimento alla storica lettera scritta al nipote studente in medicina per richiamarlo all’ordine ed alla disciplina seppur con un fare suggestivo e tremendamente esilarante. Quella era scena pura, la Salernitana, invece, è realmente divenuta un “teatro vivente” sul cui palco, ogni anno, è messa in atto la stessa commedia con attori differenti. Giunto a tale ultimo atto stagionale, il copione recita che bisogna affrancarsi alla squadra, sostenerla nel complicato e delicato match con il Cittadella perchè si rischia(?) la categoria, quella stessa che non consentirebbe a molti di apporre lo striscione in buona vista così come fatto in occasione del match con il Venezia. E se la troppa pressione era stata etichettata dallo “psicologo” Gregucci quale causa di rendimento ridotto da parte dei giocatori, l’assenza di spettatori potrebbe, di contro, determinare un abbassamento della pressione (quella sanguigna) per il dato esiguo degli spettatori. Per carità, occorre preservare le sorti della società, l’unica nella storia della Salernitana a pagare gli stipendi e garantire la continuità in cadetteria: anche questo costituente un altro falso storico assunto a verità irreale, ma solo dai giullari di corte… Quelli che pur di primeggiare ed apparire sono disposti a fare tutto pur di galleggiare…