Pagni ad Assist: «Questa Salernitana non mi sorprende, Ventura ha voglia di riscatto. Fiero di aver contribuito a riportare il calcio professionistico a Salerno»

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Danilo Pagni – ex direttore sportivo della Salernitana (nella fugace versione blaugrana Salerno Calcio) – è intervenuto telefonicamente ad «Assist, oltre il 90°», trasmissione in onda ogni martedì sera condotta da Armando Iannece. Di seguito le sue principali dichiarazioni.

Sull’avvio di campionato della Salernitana: «Non mi sorprende del tutto, la scelta di un tecnico così esperto e con tanta voglia di rimettersi in gioco sta sicuramente contribuendo. Ventura si gioca tanto e, sebbene sia tornato in B dopo svariati anni, è a Salerno, non una piazza qualunque. Una scelta, quella della piazza, che ha un po’ caratterizzato tutta la sua carriera: ho adorato, ad esempio, il suo Torino».
Sul reale obiettivo di questa Salernitana: «Quando si parla di una piazza, di una società e di un tecnico così importanti, è difficile non porsi obiettivi altrettanto importanti. Il dato più significativo di queste prime sei giornate di campionato è quello di una squadra che sa cosa fare e che sa stare bene in campo, interpretando correttamente entrambe le fasi senza eccedere in giocate individuali. In definitiva, una squadra organizzata e che sa cosa vuole».
Sul giocatore che porterebbe a Salerno: «Non sono abituato a sostituirmi ai colleghi, ma – se proprio dobbiamo fare un po’ di Fantacalcio – consiglierei sempre un bomber da doppia cifra, uno da 15-16 gol».
Sui margini di crescita di Kiyine:
«È un giocatore fantasioso, che ha spunto ed una discreta tecnica. In questo momento forse non ha il peso specifico del top, ma ha tutte le qualità per diventarlo. Per top intendo un giocatore di Serie A. Come tutti i giovani, va aspettato».
Sul ricordo più bello di Salerno: «Sono stato a Salerno in un anno molto particolare: non avevamo uffici e campi di allenamento; a livello sportivo non c’è un solo momento, ma, se devo sceglierne uno, dico l’ultima del campionato di D. Quel giorno riconsegnammo il professionismo ad una città che col calcio dilettantistico non c’entra niente. Fu una promozione non banale, il solo blasone non basta: pensiamo al Taranto o allo stesso Cosenza, che non ha impiegato un solo anno per essere promosso. Il livello di quella squadra era imbarazzante per la categoria, prova ne sia che sette-otto undicesimi hanno poi preso parte alla successiva promozione in C1».
Foto: messinasportiva.it