Più segni e più “rischi” la A, l’ovvia considerazione che coinvolge anche la Salernitana

Salernitana

Chi più segna rispetto agli avversari ha maggiori possibilità di approdare in massima serie al termine del campionato. Una considerazione che potrebbe risultare ovvia, quasi scontata a dire il vero, divenuta, tuttavia, legge non scritta all’interno del bizzarro torneo cadetto. Effettuando un rapido raffronto delle ultime 15 stagioni, relative alle prime undici giornate disputate, ci si accorge subito come “spesso” la compagine che ha totalizzato più reti sino a quel momento si sia poi classificata nei primissimi posti al termine del campionato. Nella stagione 2017/18, ad esempio, è capitato all’ Empoli, prima in classifica al termine della stagione regolare ed autrice di ben 23 reti. Simile il percorso del Verona appena un anno prima ( 2016/17), 25 reti e secondo posto finale con approdo in massima serie, ed al Cagliari nel 2015/16 con 22 reti e vittoria del campionato. Andando a ritroso nel tempo, si potrebbe menzionare anche il Pescara, stagione 2011/12, con 27 reti messe all’attivo e primo posto finale, il Novara ( 2010/11) che ne segnò 23 chiudendo al terzo posto,  finanche la stessa Salernitana che nella stagione 97/98, quella della promozione in serie A, all’undicesima giornata, aveva totalizzato 23 reti. Insomma, la storia del torneo cadetto insegna che a pagare, alla lunga, è il coraggio di voler fare un gol più dell’avversario piuttosto che subirne uno in meno. Un atteggiamento a cui giocoforza dovrà adeguarsi anche la Salernitana la cui crescita nella costruzione del gioco, ad onor del vero, non potrà prescindere da un maggiore contributo in termini qualitativi dei suoi uomini migliori.

Armando Iannece