Rosina e l’addio al calcio: “Mi fermo, dico stop. Salernitana? Sopportati a vicenda. Nessun rapporto con Ventura”

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Si è conclusa definitivamente l’avventura di Alessandro Rosina con la casacca della Salernitana. Una stagione di totale inattività, l’esclusione dalla rosa e un feeling mai sbocciato. Un’esperienza tra alti e bassi quella tra il fantasista di Belvedere Marittimo e il club campano. I problemi fisici, la complicata collocazione tattica, gli avvicendamenti in panchina e il fuori-lista: l’ex Torino – con la naturale scadenza del contratto lo scorso 30 giugno – ha salutato la brigata di Ventura. Tuttavia, dopo circa 500 presenze in campo e un curriculum importantissimo, il classe 1984 ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Così Rosina ai microfoni del Mattino: “Mi fermo. Dico stop. Ci sarà un nuovo inizio e cominceranno gli altri due terzi bella della vita: famiglia, affetti, nuove attività. È stato un anno travagliato. Dal punto di vista fisico stavo bene e potevo andare ancora avanti ma a gennaio ho stroncato sul nascere ogni accenno di proposta-offerta di altri club, che mi arrivava tramite mio fratello, il mio agente”.

Sui quattro anni vissuti in forza alla Salernitana: “Ci siamo un po’ sopportati a vicenda, ha fatto una scelta di tenermi fuori lista. L’ho accettata con grande professionalità e ho concluso in granata il mio percorso. Quando mi hanno richiamato per i tamponi, era mio dovere venire a Salerno rispettando regole e protocollo. Dal punto di vista contrattuale, ho fatto parte della Salernitana fino all’ultimo giorno utile. Non è stato piacevole, non era ovviamente quello che sognavo. Non porto rancore, non è nel mio carattere. Nonostante gli alti e bassi, non sono abituato a criticare le persone. Ho lasciato tutti con il sorriso, con stile. Non ho lasciato screzi alle spalle e quindi un giorno potrò sempre tornare a Salerno da amico, a testa altissima”.

Su Ventura: “Il mio obiettivo non era restare un anno inattivo. Con Ventura non ho mai avuto alcun tipo di rapporto né di colloquio. L’opportunità c’è stata ma forse non c’era volontà. Non è però un discorso del singolo allenatore, bisogna essere intellettualmente onesti. I problemi con la Salernitana partono da lontano ed erano già nati nel secondo anno. Mi sono impegnato per farmi apprezzare e ritornare in corsa, ma mi sono accorto che le vedute erano diverse. Poi un calciatore per essere performante ha anche bisogno di un contesto che dia stimoli per potersi esprimere”.

Ancora sulla Salernitana: “Ero arrivato a Salerno a 32 anni, firmando per 4. Ero venuto per cercare di andare in A, chiudere in A e non per provare a salvarmi a più riprese in Serie B. Futuro? Un mondo che mi ha dato tanto, ma è tempo di slegarsi. Mi sono iscritto all’università, frequento il corso di laurea in Economia e Gestione Immobiliare, ho sostenuto cinque esami e me ne mancano due per completare il primo anno”.

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