Salernitana, è un incubo senza fine

Salernitana

Sono trascorsi quasi 5 anni da quel giorno, da quel 25 aprile 2015 con la promozione matematica in serie B della Salernitana. Una grande società, un grande presidente. Tutta la tifoseria granata era al settimo cielo. Era ritornata nel calcio che conta, perché una tifoseria come quella di Salerno meritava di più. Una tifoseria calda, innamorata di quella maglia granata, di quel cavalluccio che orgogliosamente si porta sul petto, si porta nel cuore, sempre ed ovunque. Una tifoseria piena di sogni, di ambizioni, perché avere un presidente puntuale nei pagamenti non è da tutti. Si riparte dalla B con 22140 spettatori nella prima giornata di campionato. È derby contro l’Avellino. Si vince, si stravince per 3 a 1. L’Arechi è una polveriera. Emozioni, adrenalina a mille. Ma, poi, man mano con lo scorrere del tempo, le cose iniziano a non andare per il verso giusto. Viene esonerato mister Torrente. Ma giusto così. Si sa che quando le cose iniziano ad andare male il primo a pagarne le conseguenze è sempre l’allenatore. Nuovo mister, nuova corsa. Ritorna Menichini. La Salernitana scende in classifica. C’è dispiacere, ma non importa. È il primo anno di B, può succedere. La passione è tanta, non si spegne per un inconveniente di percorso. Nella terzultima giornata contro il Modena gli spettatori sono 21890. Nell’ultima contro il Como 17748. Si arriva ai playout contro il Lanciano. Al ritorno, all’Arechi si contano circa 25000 spettatori La Salernitana è salva. Finisce l’incubo. Si può ritornare a respirare. Per affrontare un campionato di B ci vuole qualità, gente in forma che abbia “fame” e antagonismo. Lo sa bene la società. Lo sanno bene i tifosi. Si ricomincia. Nuovo giro, nuova corsa. Nuovi allenatori, nuovi calciatori. Purtroppo però, ad oggi, stesso copione.

Ludovica Maisto