Samba e rimonta all’Arechi: l’ultimo trionfo sulle Vespe targato Calil-Gabionetta

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7 dicembre 2014. Un giorno diverso dagli altri. In un orario insolito per una partita di campionato. Alle 11.00 è in programma il derby allo stadio Arechi. La Salernitana da una parte, la Juve Stabia dall’altra. I padroni di casa considerati favoriti per la vittoria finale del campionato, gli ospiti pronti a far valere l’etichetta di outsider. È uno dei match più attesi e sentiti del torneo dell’allora Lega Pro. In una cornice di pubblico importante: oltre 9mila a spingere la Bersagliera, circa 600 arrivati da Castellammare per seguire le Vespe.

E l’equilibrio degli istanti iniziali di gioco viene rotto da Marco Migliorini. Come un segno del destino. Colui che sarà destinato proprio a vestire la maglia granata buca Gori e porta in vantaggio la squadra gialloblù. L’undici di Menichini accusa il colpo e non riesce ad agguantare il pareggio alla conclusione della prima frazione. In una pungente giornata invernale con un sole tiepido a splendere sulle gradinate di via Allende. L’incitamento si alza, il Cavalluccio rientra in campo con la voglia di recitare il ruolo da protagonista. E ci pensa bomber Calil a ristabilire la parità con un tap-in dopo aver centrato la traversa.

L’euforia dura pochissimo, Nicastro veste l’abito dello spettro di turno e riporta avanti la Juve Stabia al termine di un’azione convulsa nell’area granata. La Salernitana non si arrende, non demorde. Incarna lo spirito della città. Ed è ancora l’attaccante brasiliano – questa volta dal dischetto – a riacciuffare il risultato e a regalare trenta minuti di speranze ai compagni. A un quarto d’ora dalla fine, quando la sfida sembra assumere i contorni di uno spettacolare pareggio, Gabionetta decide di volare in alto dagli sviluppi di un calcio d’angolo e insaccare di testa. Ribaltando completamente lo stato d’animo dell’ambiente. E il settore ospiti – in estasi fino a quell’attimo e sull’onda dei cori contro Salerno – si ammutolisce in un lampo.

È un successo che fa credere in qualcosa d’immenso. La samba carioca abbatte le Vespe e fortifica la leadership del gruppo. Una tappa importante nella cavalcata incredibile dell’organico di Menichini.

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