Scomparso Pasquale Casillo, patron della Salernitana dal 1991 al 1994. Quando la multiproprietà era vincente

Salernitana

Lutto in casa Salernitana. All’età di 72 anni è scomparso questa notte all’ospedale di Lucera (Foggia) Pasquale Casillo.

Imprenditore cerealicolo di San Giuseppe Vesuviano (soprannominato il “re del grano” fino al fallimento delle sue aziende) e protagonista suo malgrado di una battaglia giudiziaria durata 13 anni (Casillo fu arrestato il 21 aprile 1994 per concorso esterno in associazione mafiosa e assolto il 16 febbraio 2007 dal Tribunale di Nola), Casillo fu uno degli attori principali del calcio degli anni Novanta.

L’imprenditore sangiuseppese fu patron del Foggia dal 1989 al 1995. Furono gli anni di “Zemanlandia”, perché i dauni sotto la guida tecnica di Zdenek Zeman e con d.s Peppino Pavone, sorpresero l’intera Italia calcistica, conquistando la promozione in A nel 1991 e sfiorando la qualificazione UEFA nei tre campionati successivi di massima serie.

Casillo fu l’antesignano della multiproprietà (parola tanto invisa ora a Salerno). Perché, negli anni del Foggia, detenne il 25% delle azioni del Bologna nella stagione 1992/1993 (felsinei in B) e, soprattutto, fu patron della Salernitana dal 31 luglio 1991 al 18 ottobre 1994.

Il “re del grano” acquistò a sorpresa il sodalizio granata da Don Peppino Soglia, quando a Salerno tutti erano convinti che la Salernitana sarebbe stata guidata dal tandem formato da Leonardo Calabrese (patron della struttura sanitaria CEDISA) e dal costruttore napoletano Antonio Corsicato.

Casillo si affidò a Franco Del Mese come amministratore delegato e scelse Gianni Simonelli come suo primo allenatore, esonerando Franco Vannini (precettato da Calabrese). Quell’anno, dopo una partenza a razzo, la Salernitana si salvò a stento in C1 grazie all’intervento in panchina di Tarcisio Burgnich chiamato al posto dell’esonerato Simonelli.

L’anno successivo, con Giuliano Sonzogni in panchina, granata al quarto posto. La B non arrivò per colpa di due rigori negli scontri diretti con Palermo e Acireale (il primo fu quello che consentì ai rosanero di battere la Salernitana in extremis per 2-1, il secondo fu quello che Strada fallì all’Arechi contro gli acesi).

Nell’estate del 1993, Casillo portò a Salerno il tecnico della primavera del Foggia, Delio Rossi. Un gesto che fu foriero di aspre contestazioni da parte della tifoseria salernitana, tant’è vero che l’amichevole pre-campionato contro l’Agropoli a Lagonegro fu giocata in forte ritardo rispetto all’orario d’inizio previsto a causa delle durissime contestazioni contro Casillo da parte degli Ultras granata.

Come andò, poi, è storia. Il 22 giugno 1994, battendo la Juve Stabia per 3-0 al “S.Paolo” di Napoli nella finale playoff, la Salernitana tornò in Serie B. Il 18 ottobre di quell’anno, il passaggio delle quote (sebbene alcuni maligni lo reputino solo di facciata) ad Aniello Aliberti.

Casillo è stato anche patron dell’Avellino dal 2001 al 2004 (una promozione in B nel 2003 e una retrocessione immediata con Zeman in panchina) e tornò a Foggia nel 2010, riportando Zeman e Pavone con sé. Un ritorno però fallimentare, perché i dauni non centrarono la B col boemo in panchina nella stagione 2010-2011 e dopo un anonimo campionato di C1 nella stagione 2011-2012, l’imprenditore sangiuseppese non iscrisse la società al torneo successivo, con il Foggia costretto a ripartire dalla D.

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