C'è ma non è presente.

Allena ma per proprio conto, seguendo la propria filosofia senza curarsi delle necessità del caso.

Sousa da tecnico surplus, in grado di poter assicurare il miglioramento tecnico dei singoli attraverso il gioco di squadra, dalla fine dello scorso campionato, non è più  lui.

A Salerno, o meglio a Rivisondoli nel ritiro precampionato, è giunta la copia sbiadita, la materializzazione di un elemento lontano anni luce dalla causa granata.

Dall'Estate Sousa viaggia su di un binario parallelo, incastrato nella propria idea di gioco e sull'integralismo tattico che sta portando alla distruzione di un progetto tecnico valorizzato ed enfatizzato dalle proprie doti, nella seconda metà della scorsa stagione

Il Monza cinque mesi dopo, mette a nudo tutte le dicotomie, i paradossi di un trainer lontano anni luce dalle necessità del momento: quel gioco volto a far correre i difensori all'indietro con difesa sempre alta ed un centrocampo incapace di fare filtro, determinano la panacea di tutti i mali per qualsiasi avversario.

Contro l'Inter, i calciatori hanno dimostrato all'ex condottiero, di valere molto di più di quanto dallo stesso fatto trapelare, giocando per se stessi in una sorta di face to face in campo, di una sfida che ha, ormai, lacerato un rapporto inesistente tra il condottiero e la propria truppa.

Che è mandata in campo in balia degli avversari, senza un costrutto tecnico, un vestito adeguato alle proprie esigenze psico-fisiche: giocare con difesa alta, senza badare alle caratteristiche degli avversari, consentendo le scorribande con semplici lanci dalla prima linea difensiva, ha determinato la sconfitta già dai primi minuti.

Monza ed Empoli hanno ringraziato, trovando davanti a se una formazione triste, vittima di se stessa e di un tecnico reo di non aver dato le dimissioni per non aver ben accettato (eufemismo) le scelte di mercato della proprietà.

Si è ritornati all'antico: con giocatori svogliati, fuori forma e schierati fuori ruolo: vedasi Mazzocchi a sinistra e Kastanos (per il tecnico imprescindibile) sulla corsia esterna.

Sambia (nel ritiro sempre presente e titolare inamovibile), Bronn assunti a capro espiatorio in forza di un credo e di una filosofia autodistruttiva.

La Salernitana non corre (si dice), più che altro rincorre gli avversari, spompando i propri difensori costretti a rientrare con scatti di 40 metri senza avere nella velocità le proprie caratteristiche peculiari

Il centrocampo a due, con questi giocatori, al netto delle lacune di mercato, è un suicidio così come lo schieramento di un attacco leggero, privo di peso (Stewart è un esempio).

Da Giugno Sousa è andato avanti sul proprio binario morto, rimasto alla porta di Bologna, Napoli e Genoa dove ha bussato repentinamente per far valere la propria clausola rescissoria salvo rimanere in sella per conservare un contratto ed un posto di lavoro.

Sousa come Dia avrebbe, di contro, dovuto chiedersi il perchè della mancanza di fiducia da parte di squadre di maggiore spessore, facendo un bagno d'umiltà e ritornando con i piedi in sella.

In granata ha conseguito solo 4 vittorie ed undici risultati utili consecutivi da subentrato: un pò poco rispetto alle proprie mire europeistiche: Sousa ha il peccato di aver screditato i propri uomini, di averli trincerati nel proprio credo, incurandosi delle proprie caratteristiche, pur di portare avanti le proprie idee ed il desiderio insoddisfatto di alzare l'asticella.

Il fallimento nelle prime otto gare di campionato porta anche la sua firma, avendo distrutto in poco tempo un giocattolo quasi perfetto che, con 9 undicesimi, con il Monza, all'Arechi (solo qualche mese fa) aveva determinato tutt'altro risultato.

La stessa squadra, o quasi, è diventata impalpabile, svogliata, incapace di mettere di fila tre passaggi di fila, copia sbiadita di quella che con costrutto e palleggio, portava Dia a trafiggere Consigli nel match interno con il Sassuolo (al termine di un'azione da manuale).

La Salernitana e Sousa si sono fermati lì senza che nessuna delle parti abbia deciso di decidere, troncando un matrimonio ormai finito da tempo

Vizio di presunzione del tecnico e della proprietà che ha ai propri vertici la grave lacuna dell' incompetenza "calcistica", essendo incapace di leggere, valutare e con esperienza risolvere delle problematiche che, con il passare del tempo, diventano irrisolvibili.

Società, tecnico, direttore sportivo e squadra ognuno per la sua parte, sul proprio binario, per arrivare insieme solo in un punto di non ritorno: è questo il peccato originale.

Ora il campo richiede uno sforzo da parte del patron Iervolino che, invero, ha trascorso (al netto degli investimenti profusi) un'Estate a sollevare il problema delle strutture sportive senza far comprendere che tipo di campionato avrebbe voluto disputare.

Presunzione mista a sopravvalutazione dell'organico allestito nella scorsa stagione a cui si sono aggiunti i dissidi ereditati nella scorsa stagione ed esplosi all'esterno già a Rivisondoli (vedasi lite Mazzocchi-Lassana): segnali non captati, dolosamente, dalla proprietà, anche in tal caso incapace di intervenire chirurgicamente con tutti i suoi componenti.

La Salernitana, nel giro di un mese e mezzo di campionato, ha dilapidato un patrimonio tecnico, distrutto una squadra che avrebbe potuto, con i dovuti accorgimenti, riconfermarsi e consoldarsi ed invece si è incartata su se stessa. 

Ed ora? Che fine ha fatto il presidente Iervolino? Perchè non proferisce, da buon comunicatore, uno scarno comunicato per manifestare il proprio pensiero e chiedere scusa ai tifosi sempre presenti a km di distanza da casa nei giorni e negli orari più improponibili pur di seguire una squadra che fa da partner agli avversari?

Ha davvero intenzione di salvare la barca o provare a farlo? 

Ad ormai 24 ore dall'ennesima brutta figura di Monza, si attende un segnale con la consapevolezza di essere già in ritardo in una lotta impari contro il tempo. 

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