Settori ospiti blindati e burocrazia cieca: a Crotone va in scena l'ennesimo schiaffo ai tifosi granata
Un copione trito, una resa preventiva calata dall'alto che sa di beffa annunciata: per il popolo granata scatta l’ennesimo divieto di trasferta. Porte sbarrate allo stadio "Ezio Scida" di Crotone, con una decisione che non è semplicemente discutibile, ma sfiora il grottesco e mortifica l'intelligenza di chi questo sport lo finanzia con sacrifici e passione viscerale.
A rendere il provvedimento privo di qualsiasi logica è la sconcertante memoria corta degli organi preposti alla sicurezza. Soltanto sei mesi fa, nella medesima cornice e contro lo stesso avversario, la presenza dei sostenitori della Salernitana in terra calabra fu regolarmente autorizzata: novanta minuti di tifo incessante, attaccamento ai colori e linearità assoluta, senza che si registrasse il minimo disordine. Nessun precedente, nessun fatto recente, nessuna motivazione oggettiva può spiegare un simile dietrofront se non la consueta scorciatoia burocratica.
Di fronte all'onere di organizzare, coordinare e gestire l'afflusso dei sostenitori, si preferisce la soluzione più pigra ed economica: vietare, sbarrare, reprimere a priori. Si sceglie il silenzio irreale di un settore ospiti deserto piuttosto che tutelare il diritto dei cittadini a vivere la propria passione.
È l'ennesima dimostrazione di come il palazzo si lavi le mani a discapito della gente comune. Il calcio moderno incassa l'ennesima sconfitta morale, trasformato in un asettico prodotto televisivo spogliato della sua anima popolare. Vietare per non gestire non è garantire l'ordine pubblico: è solo la certificazione del fallimento di un intero sistema.