La Salernitana si sarebbe svegliata in piena tempesta dopo il 3-1 incassato a Siracusa: una sconfitta pesante, non solo per il punteggio ma per ciò che sembrerebbe avere riacceso dentro la società. Nell’occhio del ciclone, come spesso accade quando i granata inciampano, sarebbe finito Giuseppe Raffaele. E non tanto per una singola partita, quanto per un clima che, partita dopo partita, avrebbe preso la forma di un’insofferenza crescente.

Secondo quanto filtra, la linea della proprietà sarebbe netta: Danilo Iervolino avrebbe voluto l’esonero immediato dell’allenatore, senza ulteriori rinvii. Una posizione che, peraltro, non nascerebbe oggi. Il patron — si racconta — avrebbe spinto per la separazione già dopo il derby perso in modo fragoroso col Benevento, quel 5-1 che aveva lasciato cicatrici profonde e una scia di interrogativi difficili da spegnere in fretta.

Eppure, anche allora, la panchina era rimasta in piedi. E non per caso. Perché dentro la Salernitana ci sarebbe almeno una visione diversa, rappresentata dal direttore sportivo Daniele Faggiano: sarebbe stato lui, in estate, a puntare su Raffaele e a portarlo a Salerno dopo l’esperienza all’Audace Cerignola. Un investimento tecnico e personale che oggi peserebbe, eccome, nella lettura interna del momento. Tanto che, pure adesso, il diesse spingerebbe per concedergli un’ultima opportunità: la gara col Cosenza di lunedì come spartiacque, una sorta di ultimatum.

Ma il punto, in controluce, è un altro: l’ultimatum servirebbe davvero, oppure rischierebbe soltanto di allungare l’agonia? Perché la sensazione — ed è qui che i “due pesi e due misure” diventerebbero evidenti — è che la Salernitana sarebbe divisa tra chi vorrebbe intervenire subito e chi preferirebbe guadagnare tempo, magari per non sconfessare del tutto una scelta fatta da pochi mesi.

Sul piano strettamente tecnico, inoltre, la posizione di Raffaele non sembrerebbe più solida da settimane. Anche nelle vittorie, a sentire diversi addetti ai lavori, la Salernitana avrebbe spesso raccolto più per episodi, giocate individuali e una dose di fortuna che per un dominio costruito, riconoscibile, continuativo. Un dato che alimenterebbe la critica: la squadra avrebbe vinto, sì, ma non avrebbe convinto. E se c’è una partita che viene citata come vera prestazione di spessore, paradossalmente sarebbe proprio quella con l’Audace Cerignola: una gara interpretata bene ma persa in casa 2-3, con la convinzione diffusa che alcune decisioni arbitrali abbiano inciso in modo determinante.

In questo contesto, il tecnico palermitano apparirebbe — questa è la percezione che circola — in una fase di evidente confusione, aggravata da una situazione societaria che non lo aiuterebbe: se davvero la proprietà non fosse più convinta, ogni giorno diventerebbe un esame, ogni scelta un processo, ogni conferenza un bilico.

E mentre il presente resta sospeso, il futuro avrebbe già iniziato a bussare con forza alla porta. I nomi per un eventuale dopo-Raffaele sarebbero diversi. In prima fila tornerebbe a farsi strada l’idea Pasquale Marino, profilo esperto, abituato a contesti complicati e a campionati di rincorsa. Sul taccuino, però, ci sarebbero anche Pagliuca, Maran e Iachini: soluzioni differenti per storia e impronta, ma accomunate da un dato: sarebbero opzioni già pronte, immediatamente spendibili, nel caso in cui si decidesse di cambiare guida tecnica senza attendere oltre.

Poi c’è il capitolo più suggestivo: il “sogno” Pecchia. Un’idea che, nei desideri, avrebbe un suo fascino tecnico e comunicativo, ma che allo stato dei fatti resterebbe incatenata al contratto con il Parma fino a giugno 2027. Tradotto: più una cartolina appesa al muro che una pista praticabile nel breve.

Resta, allora, il nodo politico prima ancora che tecnico: chi la spunterà dentro la Salernitana. E qui torna centrale la figura di Faggiano. Non sarebbe la prima volta che il diesse riesce a guadagnare tempo per il suo allenatore: dopo Benevento avrebbe già “salvato” Raffaele, e l’impressione è che potrebbe provarci anche adesso, strappando la conferma fino al Cosenza e rimandando il verdetto a lunedì.

Ma la domanda — inevitabile — è se questo rinvio avrebbe davvero senso. Perché se una crepa è diventata frattura, aspettare rischia di essere solo una cortina di fumo. Se davvero Iervolino spingesse per l’esonero immediato, continuare a vivere di ultimatum potrebbe trasformarsi in un esercizio sterile: non si governa una stagione con la panchina sempre in bilico. E soprattutto, se l’obiettivo è il bene della Salernitana, allora la scelta più dura potrebbe essere anche la più utile: intervenire quando si percepisce che qualcosa si è rotto, senza trascinare il gruppo in un limbo.

Il condizionale resta d’obbligo, perché a oggi nulla sarebbe ufficiale. Ma l’aria che si respirerebbe intorno ai granata avrebbe il peso delle decisioni che non si possono più rimandare all’infinito. E in questa storia, comunque vada, una cosa appare già chiara: anche Raffaele, oltre al contesto, ci avrebbe messo del suo per arrivare a questo punto. Ora la palla passerebbe alla società. E il tempo, come spesso accade nel calcio, non aspetta nessuno.