All’Arechi non è andata in scena una partita.
È andato in onda un colossal.
Ventiduemila cuori granata, una Curva Sud Siberiano vestita da fumetto epico, Superman gigante a dominare lo stadio e un messaggio chiarissimo lanciato al Ravenna e a tutta la Serie C: a Salerno certe notti hanno un altro peso.
Poi il pallone ha fatto il resto.
E la Salernitana, dopo aver acceso lo stadio, ha acceso pure il motore.
Il 2-0 firmato Lescano e Anastasio racconta solo una parte della storia, perché per lunghi tratti la squadra di Cosmi ha giocato un calcio feroce, verticale, aggressivo, quasi affamato. Achik ha seminato il panico ad ogni accelerazione, Donnarumma ha risposto presente quando serviva e la sensazione, soprattutto nel primo tempo, era quella di una squadra che volesse mangiarsi la partita ancora prima dell’intervallo.
Il Ravenna ha provato a resistere, a rallentare il ritmo, ad aggrapparsi alla sua solidità. Ma l’Arechi stasera aveva troppa corrente addosso. Troppa fame. Troppo rumore.
E allora ecco il filo perfetto tra spalti e campo.
Perché mentre la Curva tirava fuori Superman, la Salernitana tirava fuori gli attributi.
Altro che semplici "palle-inattive".
Stasera Salerno ha dimostrato che per vincere certe partite ci vogliono le "palline-attive".
Quelle di chi entra duro nei duelli.
Quelle di chi non abbassa la testa.
Quelle di chi sente il peso della serata e invece di tremare si esalta.
La coreografia è stata il trailer.
La partita il film.
E in mezzo, un Arechi indemoniato che ha ricordato a tutti una vecchia verità del calcio italiano: quando Salerno si accende davvero, sembra sempre una categoria in più.