Le squadre B, pur presentate come uno strumento di crescita per i giovani, mostrano numerosi aspetti negativi che mettono in discussione la loro reale utilità per il sistema calcistico nel suo complesso.

Innanzitutto, alterano l’equilibrio competitivo dei campionati. Una squadra B non compete con gli stessi obiettivi delle altre: non ha una vera pressione di risultato, non rischia il fallimento sportivo e può permettersi di sperimentare, cambiare rosa di settimana in settimana o “prestare” giocatori alla prima squadra in base alle necessità. Questo crea un campionato a due velocità, in cui alcune società lottano per la sopravvivenza mentre altre partecipano senza reali conseguenze sportive, falsando di fatto la competizione.

Inoltre, le squadre B accentuano le disuguaglianze economiche. Solo i grandi club possono permettersi di sostenerle, rafforzando un sistema già fortemente squilibrato. Invece di investire sul miglioramento strutturale delle categorie inferiori, si favorisce un modello che concentra risorse, visibilità e talenti nelle mani di pochi, riducendo ulteriormente lo spazio per le realtà medio-piccole e per i vivai indipendenti.

C’è poi una perdita di identità sportiva. Le squadre B non rappresentano un territorio, una comunità o una storia propria: sono entità funzionali, “strumentali”, che svuotano il calcio di base del suo significato culturale e popolare. Il rischio è trasformare le serie minori in un laboratorio di prova per le grandi società, piuttosto che in un vero terreno di competizione e passione.

Infine, anche dal punto di vista formativo, il modello non è privo di limiti: giocare in una squadra che non può salire di categoria e che vive all’ombra costante della prima squadra può ridurre il senso di responsabilità e di appartenenza dei giovani, abituandoli a un contesto protetto e poco rappresentativo delle difficoltà del calcio professionistico reale.

In conclusione, le squadre B rischiano di essere una soluzione dannosa invece di rafforzare il sistema, ne amplificano le fragilità, minando la competitività, l’equità e l’anima stessa del calcio.