Nel corso dello speciale "Linea Diletta", condotto da Diletta Leotta sulla piattaforma DAZN, il francese Franck Ribery commenta a 360° la sua esperienza a Salerno: "Qui mi trovo bene, è una bella città. A Salerno si vive per il calcio e io sono come loro, per quello sono venuto qui. Anche se ho vinto tutto nella mia carriera, a 39 anni mi sento ancora un bambino, perchè io vivo per la passione che ti trasmette il calcio. Qui mi sento a casa. Salerno ha la stessa mentalità del sud della Francia, sia per la città che per i tifosi. L'Arechi è speciale, i tifosi sono vicini ai giocatori, ti danno una spinta diversa rispetto agli altri stadi in cui sono stato nel corso della mia carriera. Io faccio il massimo per i tifosi, perchè loro fanno tanti sacrifici, e io vivo per quello. Quando vinciamo io sono tranquillo perchè so che la città è felice, quando perdiamo vado a casa e sto malissimo, perchè so quanto ci tengono i tifosi. Dopo 20 anni di carriera gli acciacchi fisici si sentono tanto, ma la passione, la fame e la mentalità sono sempre le stesse. Queste cose o ce le hai, o non ce le hai. Oggi non vado più veloce come quando ero giovave, però la mia maglietta è sempre sudata, ho grande rispetto per la maglietta che indosso. Quando mi sveglio la mattina per andare a fare allenamento e facciamo le partitelle tra di noi, io voglio vincere anche lì, perchè questa è la mentalità che ho sempre avuto".

L'intervista verte poi sulla sua carriera passata e sul suo futuro: "Mi piacciono i giocatori giovani che hanno grinta e voglia di lavorare, come lo è stato Alaba, come lo è Vlahovic. Io da giovane avevo problemi anche a comprare un paio di scarpe, i giovani di oggi hanno tutto. Quando con la Fiorentina ho ricevuto la standing ovation a San Siro contro il Milan mi sono sentito bene, è stato toccante per me. A Monaco di Baviera mi sento a casa quasi più di come mi senta in Francia, quando abbiamo perso la finale di Champion's nel 2012 in casa sono stato malissimo per tutta l'estate. Però l'anno dopo abbiamo vinto tutto, questo è il bello del calcio. Mi chiedono tutti di calciare di più in porta, ma a me piace fare gli assist, è una cosa che ho dentro. Quando vieni dalla strada hai tanti sogni, il mio era di diventare un professionista, ma non mi sarei mai immaginato di giocare con giocatori del calibro di Zinedine Zidane. Nel 1998 festeggiavo la vittoria del Mondiale in strada come tutti quanti, nel 2006 invece c'ero anche io, incredibile. Un giorno mi piacerebbe fare l'allenatore, adesso non ci penso perchè mi sento bene e voglio giocare ancora".