La stagione casalinga della Salernitana ha avuto un andamento abbastanza chiaro, quasi a fasi, senza mai trovare davvero una continuità totale.

All’inizio, l’Arechi sembrava poter tornare un fortino vero. Le prime partite hanno dato segnali molto positivi: vittorie strette ma solide, squadra compatta, pochi gol subiti e la sensazione che, soprattutto davanti al proprio pubblico, i granata potessero costruire buona parte della loro stagione. C’era entusiasmo, anche per il contesto della nuova categoria, e si vedeva una squadra concreta, magari non spettacolare ma efficace.

Poi è arrivata la fase centrale, quella in cui qualcosa si è inceppato. Non tanto nei risultati in senso assoluto, ma nella qualità delle prestazioni. Sono aumentati i pareggi, spesso partite bloccate, anche 0-0, contro squadre chiuse. In casa la Salernitana ha iniziato a fare più fatica a prendere in mano le gare, a sbloccarle, a trasformare il possesso in occasioni vere. È lì che si è capito che mancava quel qualcosa per dominare davvero il campionato.

Nel mezzo ci sono stati anche momenti positivi, vittorie importanti, qualche derby sentito portato a casa, che hanno tenuto viva la corsa alta. Però non è mai scattata quella serie lunga di successi consecutivi all’Arechi che ti cambia la stagione. Anzi, a tratti sono arrivati anche passaggi a vuoto che hanno tolto certezze, più sul piano mentale che tecnico.

Un episodio come la pesante sconfitta nel derby con il Benevento, pur arrivata fuori casa, ha avuto un effetto anche sulle partite interne: da lì in poi la squadra è sembrata meno sicura, meno brillante, anche davanti ai propri tifosi.

Così si arriva al finale con una sensazione abbastanza precisa: la Salernitana in casa ha fatto il suo, ha portato punti, ma non ha mai davvero imposto la propria superiorità. L’Arechi è stato un campo utile, a tratti anche caldo e trascinante, ma non quel fortino quasi inespugnabile che serve per vincere un campionato.

All’ultima in casa ci arrivi quindi con un bilancio positivo, perché la squadra è rimasta nelle zone alte, ma anche con un piccolo rimpianto: con un rendimento interno più continuo, probabilmente il salto definitivo si poteva fare.