Negli ultimi anni il divieto di trasferta per i tifosi ospiti è diventato uno degli strumenti più utilizzati dalle autorità italiane per prevenire disordini durante le cosiddette “gare a rischio”. Una misura che divide: da un lato l’esigenza di garantire l’ordine pubblico, dall’altro il diritto dei sostenitori di seguire la propria squadra.

Come funziona il divieto

Il provvedimento viene generalmente disposto dal prefetto competente su indicazione dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, organismo istituito presso il Ministero dell'Interno.
Quando una partita viene classificata ad alto rischio – per rivalità storiche, tensioni pregresse o criticità logistiche – può essere vietata la vendita dei biglietti ai residenti nella provincia della squadra ospite, o addirittura chiuso interamente il settore ospiti.

La ratio è chiara: ridurre la possibilità di scontri tra tifoserie e alleggerire il lavoro delle forze dell’ordine.

Le ragioni della sicurezza

Le cronache degli ultimi anni hanno riportato episodi di violenza dentro e fuori gli stadi. In un contesto del genere, le istituzioni sostengono che prevenire sia meglio che intervenire a posteriori.

Il divieto di trasferta:

limita gli spostamenti organizzati di gruppi ultras;

riduce il rischio di contatti tra tifoserie rivali;

consente una gestione più semplice dell’ordine pubblico.

Per le autorità, si tratta di una misura straordinaria ma necessaria in presenza di segnali concreti di pericolo.

Le critiche dei tifosi e dei club

Dall’altra parte, però, molti vedono il provvedimento come una penalizzazione collettiva. Il divieto colpisce indistintamente tutti i sostenitori, anche quelli che non hanno mai creato problemi.

Le principali critiche riguardano:

la limitazione della libertà di movimento;

il danno economico per le società (meno biglietti venduti);

la perdita del clima sportivo tipico delle partite con entrambe le tifoserie presenti.

In diverse occasioni, club e associazioni di tifosi hanno chiesto misure più mirate contro i singoli responsabili di disordini, piuttosto che blocchi generalizzati.

Un equilibrio difficile

Il nodo centrale resta trovare un equilibrio tra sicurezza e passione sportiva. Il calcio italiano vive di rivalità, cori e trasferte colorate: stadi senza tifosi ospiti rischiano di diventare scenari più freddi e meno coinvolgenti.

Al tempo stesso, gli episodi di violenza dimostrano che il problema non può essere sottovalutato. Servono:

prevenzione e dialogo tra società e tifoserie;

controlli efficaci sui singoli soggetti pericolosi;

investimenti in sicurezza e infrastrutture moderne.

Il divieto di trasferta, dunque, appare come una soluzione emergenziale più che strutturale. La sfida per il sistema calcio è trasformare la cultura della tifoseria, rendendo le gare “a rischio” semplicemente grandi eventi sportivi, senza bisogno di porte chiuse o settori vuoti.

Perché il tifo, quando è sano, è parte integrante dello spettacolo.