Dal "gioco all'italiana" alle moderne transizioni: centrocampo ed attacco granata sono allineati al "dialettale" contropiede?

Attaccanti isolati con centrocampo appiattito sulla linea difensiva: così il gioco in verticale è una chimera.

Può piacere e non piacere a seconda dei gusti

Ognuno, nel calcio, ha una propria idea di gioco che, in relazione alle caratteristiche degli avversari e, soprattutto dei calciatori in dotazione organica, può avere maggiore o minor fortuna.

L'importante è avere un gioco: il famoso "catenaccio" all'italiana, tanto vituperato dagli esteti del calcio, volendo o nolendo, ha sempre prodotto degli effetti in Italia ed all'estero per i propri principali assertori.

Giovanni Trappattoni a Torino prima e Firenze, di poi, faceva uso del "catenaccio" alla stregua di Mazzarri a Napoli, ma attenzione: nel linguaggio moderno, facendo riferimento alle tecniche cestistiche sempre più mutuate dal calcio, si parla di transizioni verso la metà campo avversaria.

Transizioni veloci che non significano lasciare completamente spazio al possesso palla agli avversari, ma esercitare nella propria metà campo,il  pressing coordinato per poi ripartire con determinati uomini, nel minor tempo possibiile, palla a terra, nella metà campo avversaria al fine di occupare gli spazi e raggiungere pericolosamente l'area di rigore per chiudere l'azione in modo lineare.

Transizioni che devono essere veloci a seguito della conquista del pallone: sta a significare che il recupero palla coordinato deve portare allo smistamento, calibrato non a casaccio, della sfera verso i giocatori liberi che attaccano la profondità: esercizio che, ovviamente, a Napoli (ad esempio) Mazzarri aveva collaudato alla perfezione sfruttando il collante Hamsik e la qualità organica e tecnica di Lavezzi per Cavani in profondità: altri calciatori, altre caratteristiche.

Bene, per effettuare le famose transizioni occorre giocare in verticale, ovvero tenere il pallone per quanto è necessario a ribaltare l'azione ed, in particolar, lavorare in fase di non possesso  effettuando lavoro organico volto al recupero aggressivo della sfera o sfruttando per effetto del pressing, la perdita della stessa da parte degli avversari

Insomma tutto ciò che la Salernitana, tranne nell'azione del secondo goal in quel di Bologna, non ha saputo sviscerare sul campo, al di là della forza dell'avversario, puntando tutto sull'appiattimento delle due linee di centrocampo e difisa e sul lancio lungo per la spizzata sulle seconde palle di giocatori che per caratteristiche e qualità, in mediana, non sono (per tempi di inserimento) in grado di accompagnare l'azione.

Detto ciò, ci si chiede in tale credo tattico, come s'intenda inserire Ribery senza supporto organico di un gioco che parta dal basso e che consenta dalla difesa al centrocampo di azionare negli ultimi metri l'estro del francese.

Ed ancora, l'attacco della Salernitana, in particolare con Simy, sembra più strutturato a sfruttare giocatori che vivono nell'area di rigore avversaria, per il pallone vagante più che per la partecipazione al gioco.

Più proteso al lavoro oscuro Federico Bonazzoli, che da solo, a far da pendolo, ha dimostrato che soffre incredibilmente la solitudine in attacco

Ordunque, va benissimo il contropiede, ma anche quest'ultimo necessita, dignitosamente e se fatto bene, di non poter derogare dal centrocampo... 

Perchè la ripartenza è: È un’azione costruita con il palleggio basso e poi giocata in verticale. Almeno così dicono...

fonte-foto:footboolexplorer.it