C’è un legame che va oltre i guantoni e le parate impossibili, un filo invisibile che unisce Città del Messico a Salerno, e le ultime parole rilasciate da Guillermo Ochoa ai microfoni di TUDN México ne sono la prova più emozionante. Il "Meme" nazionale ha aperto il cuore, raccontando di aver vissuto a Salerno una delle esperienze migliori della sua intera vita, restando letteralmente incantato da un’Italia dove il calcio non è solo uno sport, ma una vera e propria religione vissuta con una passione differente da qualsiasi altro posto. Per lui, calcare i campi della Serie A ha significato confrontarsi ogni weekend con giganti come Inter, Juventus o Napoli, respirando quell'aria mitica del calcio anni '90 con cui è cresciuto, ma è fuori dal rettangolo verde che Salerno gli è entrata definitivamente dentro. Ochoa ricorda con gli occhi lucidi l'affetto di una città che ti fa sentire importante ogni giorno, dove la gente lo abbracciava per strada e dove nei ristoranti facevano a gara per non fargli pagare il conto, testimoniando un calore umano unico che lo ha fatto sentire parte di una famiglia. Nonostante un occhio critico sulle strutture, che a suo dire devono ancora crescere molto seguendo un po' il percorso del Messico, resta la consapevolezza di aver vissuto in un luogo dove cultura e tradizione sono pilastri indistruttibili. Il portiere ha poi svelato il retroscena del suo arrivo, nato da una chiamata improvvisa di De Sanctis dopo l'infortunio di Sepe, proprio quando, a 37 anni e con il contratto del Club América scaduto, mai avrebbe immaginato di sbarcare nel calcio d'élite europeo. Un’avventura che lo ha rigenerato al punto da fargli fissare un obiettivo leggendario: il sesto Mondiale della carriera, un sogno nato proprio tra i vicoli e i cori di Salerno, convinto di poter ancora competere ai massimi livelli e non solo per onor di firma. Un addio, o forse un arrivederci, che lascia nei tifosi il ricordo di un campione immenso che ha saputo onorare la maglia granata con la classe dei grandi.